La trebbia autocostruita!

particolare della trebbiaFinalmente abbiamo costruito una trebbia per il grano! Un progetto a cui pensavamo da qualche anno ma che non eravamo riusciti a portare avanti per svariati contrattempi. Alla fine ce l’abbiamo fatta ed ecco, passo passo, come l’abbiamo realizzata.

Trebbiare che fatica

Dopo la prima esperienza di coltivazione del grano in micro-scala, nel 2018, abbiamo capito che l’operazione più impegnativa è la fase di trebbiatura. Da allora abbiamo cominciato a pensare a una piccola trebbia da aia, abbiamo guardato molti video con macchine semplici (da quelle degli Amish a quelle in uso in zone rurali dell’Asia) e abbiamo cercato di sviluppare un progetto.

Abbiamo buttato giù un primo schemino ma, benché semplice, non ci siamo sentiti all’altezza del compito perché la motorizzazione di una trebbia non è affatto banale. Gli ingranaggi devono essere perfettamente allineati, vanno calcolate le dimensioni delle pulegge in base ai giri, e poi ci sono da considerare i carichi, almeno così dice mio marito.

Per questo abbiamo coinvolto un nostro amico ingegnere. Purtroppo, a parte che lui è super impegnato, dopo anni di attesa ci ha fornito un progetto molto più complesso e molto più costoso da realizzare di quanto volevamo.

Un po’ scoraggiati, in questi anni abbiamo continuato a trebbiare, faticosamente, a mano.

La nostra trebbia da aia

Finalmente quest’anno ci siamo decisi a provare a costruirne una. Una sorta di prototipo per capire se una trebbia artigianale fosse veramente realizzabile con le nostre risorse e capacità. Un progetto semplice, da migliorare dopo averne testato il funzionamento. Quindi ci siamo fatti corfaggio e abbiamo iniziato la costruzione.

la nostra trebbia autocostruitaUna cosa curiosa è che anche un amico di questo blog, coltivatore di grano in piccola scala, ci ha inviato il suo progetto di trebbia e, in effetti, i principi base del progetto erano molti simili.

Cosa serve

La trebbia è costituita di vari parti, le più importanti sono la struttura, una sorta di box, e un meccanismo rotante per aprire le spighe.

Per la struttura serve del legno, noi abbiamo usato un lamellare di pino ma, potendo spendere, abbiamo capito che è meglio usare un legno più pregiato per esterni in modo che i pannelli non si imbarchino.

Per il meccanismo rotante, composto da un rullo che gira su un asse di acciaio, serve un tubo di plastica di diametro 10 cm circa (noi avevamo un pezzo di tubo avanzato dai lavori di ristrutturazione della casa), due tappi di legno, una barra di acciaio diametro 10 mm, due flange da fissare ai tappi del tubo, due cuscinetti a sfera e il rullo deve essere munito di qualcosa che possa aprire le spighe come una sorta di spazzola o degli spuntoni.

Se volete che sia motorizzata servirà adattare un motore di qualche vecchio apparecchio ed avere qualche competenza meccanica. Noi ci siamo arraggianti diversemente (leggi più avanti).

Ovviamente bisogna essere muniti di pinze, seghetto, trapano, avvitatore, ecc.

La costruzione passo passo

Le misure della nostra trebbia sono state obbligate dalle misure dei pannelli che abbiamo trovato, per cui la nostra struttura, una sorta di scatola, è venuta alta un metro, larga 50 e profonda 50 centimetri.

Il rullo

Abbiamo cominciato dal rullo rompispighe, utilizzando un tubo in plastica rigido, di 10 cm di diametro, che abbiamo tagliato di lunghezza a 45 centimetri, cioè poco meno della larghezza della struttura.

Per creare gli spuntoni su cui vanno a battere le spighe, dopo averci ragionato a lungo, abbiamo deciso di usare i dissuasori per piccioni: strisce di acciaio, tagliate a misura del tubo, con degli spuntoni che escono. Pazientemente abbiamo curvato a metà gli spuntoni, in modo che occupassero più spazio e fossero più “delicati” toccando le spighe. Di queste strisce ne abbiamo fissate quattro sul tubo di plastica con viti e dadi.

Abbiamo poi tagliato due cerchi di legno (i tappi) di diametro uguale a quello del tubo, facendo anche un foro centrale esattamente della misura della barra di acciaio che dovrà passare nel rullo.
Una volta tagliati grossolanamente i tappi con il segetto alternativo, per rifinirli e renderli perfettamente circolari e lisci, abbiamo improvvisato una sorta di tornio artigianale.
Li abbiamo fissati a un pezzo della barra di acciaio (tagliato a 15cm di lunghezza), abbiamo inserito il tubo di acciaio nel mandrino del trapano, poi facendo girare il trapano poggiavamo i cerchi su della carta vetrata tenuta nel palmo della mano.

È un passaggio importante perché, dovendo girare, è importante che tutto sia equilibrato, e non ci siano parti più pesanti che possano provocare vibrazioni.

Sui due tappi, in corrispondenza del foro centrale, abbiamo fissato due flange, rimediate su Amazon a pochi euro, e infine li abbiamo fissati al rullo tramite delle viti.

La struttura

Abbiamo poi costruito la struttura in legno: solo 3 pareti di un’ipotetica scatola (pareti laterali e retro). All’inizio pensavamo di mettere anche un fondo e una copertura (e avevamo già tagliato i pannelli a misura), ma alla fine non l’abbiamo fatto.

Prima di assemblare la struttura, sui pannelli laterali abbiamo fatto un foro per il passaggio della barra e, in corrispondenza di questo, montato i cuscinetti a sfera, dal lato esterno.

Sempre prima dell’assemblaggio, sulle pareti laterali, ma nella parte interna, abbiamo inserito dei semicerchi (in realtà tre quarti di cerchio) fatti sempre in legno, che servono da appoggio per la rete-setaccio che circonda il rullo.

Infine abbiamo assemblato la struttura in legno, inserito la barra dal lato esterno, inserito il rullo sulla barra e spinto la barra nel foro della seconda parete laterale in modo che fuoriuscisse dal secondo cuscinetto.

Altri accessori

Poggiata al semicerchio abbiamo fissato una rete. La rete che circonda il rullo serve da contenimento, da primo grossolano setaccio per il grano e da guida per infilare il mazzo di spighe. Per questo abbiamo scelto di lasciare una quindicina di centimetri dal rullo (ma si può lasciare più spazio) e abbiamo usato una rete con maglia piccola ma non piccolissima (1cm x 1cm).

Per la stabilità della trebbia abbiamo aggiunto dei piedini, semplici bulloni a vite, perché il mattonato su cui la usiamo non è affatto livellato!

Dentro la struttura, poggiato a pavimento, abbiamo messo un grande sacco per la raccolta. Per ora lo fissiamo alla struttura della trebbia con delle puntine, ma il sistema non è molto pratico.
Si potrebbero mettere dei gancetti sulla struttura e fare degli occhielli sul bordo del sacco in modo che toglierlo (quando pieno) e rimetterlo sia più veloce.

E la motorizzazione?

Finita la trebbia sarebbe stato il momento della parte motorizzata che volevamo realizzare usando il motore di una vecchia affettatrice. Avevamo molti dubbi a riguardo…. così mio marito ha deciso di provare la trebbia senza assemblare un motore. Allo scopo ha usato un trapano. Si, scelta piuttosto creativa ma la voglia di capire se la trebbia funzionasse era tanta e quindi barra inserita nel mandrino del trapano e via.

Prova sul campo

Ed eccoci quindi al test di funzionamento.

La prima prova è stata sulla sicurezza. Anche se durante l’uso della trebbia le mani non vengono mai a contatto con il rullo rotante, abbiamo provato intenzionalmente a mettercele. Ebbene, gli spuntoni piegati non feriscono, test superato (vedi video fondo post).

Siamo passati poi alle prove di velocità di rotazione. Quanti giri affinché le spighe si rompano ma senza distuggersi? Abbiamo testato diverse velocità di rotazione fino a trovare quella giusta.

Il tutto ha funzionato abbastanza. Abbastanza perché molti chicchi di grano schizzavano anche fuori dal sacco.

A parte che sarebbe utile mettere un telo sotto la trebbia per recuperare i chicchi, è bastato inserire un pannello, che avevamo già tagliato per il fondo (50x50cm), sul lato frontale della struttura per ridurre drasticamente il fuoriuscire del grano. Infatti con questo piccolo aggiustamento lo spreco si è ridotto tantissimo, diciamo che rimane un 10%.

In pochissimo tempo abbiamo trebbiato molte fascine. Senza starci a preoccupare di mettere le spighe tutte alla stessa altezza, come con il biotrituratore modificato, inserendo vicino al rullo dei mazzi così come venivano (vedi video della trebbia in funzione a fine post).
Trebbiando velocemente è ovvio che quello che finisce nel sacco sia da risetacciare perché pieno di gambi ed erbaccia ma tutta l’operzione è molto più veloce che trebbiando a mano.

Sulla rete intorno al rullo rimangono dei residui e anche delle spighe intere ma strofinando con le mani cadono nel sacco. I gambi delle spighe e le erbacce, invece, vanno tolti a mano a fine trebbiatura.

Considerazioni sulla trebbia

Siamo contenti di questo prototipo nonostante qualche criticità. La prima è sul motore.

L’idea del trapano funziona egregiamente ma bisogna essere sempre in due, non si può trebbiare da soli. Per questo bisogna avere/costruire una parte motorizzata o almeno una manovella manuale!

Una considerazione anche sul fatto che introducendo meccanizzazione nell’agricoltura (dalla trebbia al trattore), si guadagna in velocità e tutto è poco faticoso ma aumenta lo spreco.

Bisogna entrare in una diversa ottica e accettare lo spreco come inevitabile. E questo all’inizio non è facile, per chi come noi è abituato a fare tutto a mano e a recuperare ogni singolo chicco del raccolto.
Per sopperire allo spreco fisiologico, e avere lo stesso raccolto, dovremo aumentare l’area di coltivazione del grano di un 10-20% .
Comunque, la trebbiatura non sarà più un’operazione lunga e faticosa!

 

 

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