Diario di campagna: settembre

fichiSettembre è il mese dell’orto invernale, anche se qui in realtà lo impiantiamo già a fine agosto. Mese principe dei fichi (e relative confetture), ma anche periodo giusto per fare un bilancio di come è andata la produzione della stagione estiva.

Nell’orto

I nostri alberi di fichi, che a maggio sembravano morti, stanno producendo in quantità. Siamo occupati a trasformare chili e chili di frutti in marmellate: con cannella, con vino aromatico e anche in abbinamento con la vaniglia.
E, nonostante decine di barattoli di confetture già fatte, gli alberi sono ancora pieni di fichi da raccogliere!

Ben diverso per quanto riguarda l’orto, visto che quest’anno le produzioni non sono state esaltanti. L’orto ha sicuramente sofferto delle temperature roventi e l’assenza di pioggie, molto prolungate.

Riflessioni di fine stagione

A prescindere dalle cause metereologiche, la diminuzione di produttività necessita di qualche riflessione anche sul tipo di agricoltura che conduciamo.
In effetti avere l’orto pemanente, ispirato alla permacultura, ha i suoi pro ma anche dei contro.

Coorto estivo a fine cicloltivare molte varietà, lasciare zone di vegetazione spontanea e non usare prodotti chimici ha portato senz’altro dei miglioramenti, prima di tutto sulla presenza di insetti dannosi.
Da un paio di anni, infatti, abbiamo pochissimi afidi e pochissime cimici, segno che l’habitat ritrova un equilibrio naturale.

Di contro non usare trattamenti, specie quelli rameici (molto consigliati in questa zona), fa ammalare le piante di peronospora.
Benché avessimo fatto un trattamento con poltiglia bordolese poco dopo il trapianto, molte piante di pomodori hanno avuto questa malattia funginea. Dovremmo trattare ogni 20 giorni ma ancora non ci vogliamo rassegnare a quest’idea e stiamo cercando metodi e prodotti alternativi.

Va fatta anche qualche riflessione sulla qualità del terreno, che è migliorata ma non abbastanza. Non arare e non fresare necessita di sicuramente di molta più pacciamatura organica. Forse anche di letame.

Orto invernale

Per tutte queste considerazioni, quest’anno l’orto invernale lo abbiamo impiantato, per la maggior parte, fuori dall’area orto fresando molto bene due nuove zone.
Valuteremo i risultati, nel frattempo man mano che toglieremo le coltivazioni estive esaurite cercheremo di migliorare i bancali dell’orto permanente. Passeremo la forca vanga, spruzzeremo la terra dei bancali con il macerato di aglio e pacciameremo con più materiale organico possibile.

orto invernaleNell’orto invernale abbiamo trapiantato un po’ di tutto: molte varietà di cavolfiore, di broccoli e cavoli, finocchi, scarola, ecc. e abbiamo seminato i broccoli rapa e i broccoletti all’olio usando i semi delle nostre piante.
Sui bancali sinergici invece continua la coltivazione spontanea di bieta e cicoria.

L’esperimento di questo inverno è lo zafferano. Abbiamo messo alcuni bulbi nell’orto e siamo curiosi di vedere se questa zona e questa terra sono adatte a questa coltivazione.

Settembre è anche il mese giusto per prepare il terreno per le prossime coltivazioni invernali, per noi fave e grano. Prima della fresatura spargeremo del letame di cavallo che, finalmente, siamo riusciuti a trovare.

Gli esperimenti estivi

Girasoli
Nell’orto abbiamo ancora qualche girasole in fiore e presto raccoglieremo i semi. Vorremo provare ad estrarre l’olio e capire se è una coltivazione vantaggiosa da inserire.

Gilda delle tre sorelle
Di questo esperimento ne parleremo in post dedicato, comunque questa gilda ha prodotto poco.
Le pannocchie di mais sono venute molto piccole perché, nonostante ci sembrava di innaffiare tantissimo, la quantità di acqua non è stata sufficiente per uno sviluppo ottimale delle pannocchie.
I fagioli del Purgatorio, messi alla base del mais, si sono sviluppati meglio di quando li mettiamo nell’orto ma di baccelli ne hanno fatti pochissimi e anche le zucche hanno sofferto.

Nel pollaio

Subito dopo gli episodi di cannibalismo (e l’idea di uccidere le due galline nuove), abbiamo separato le “due fameliche” e ricongiunto la chioccia con il suo pulcino con le altre galline.

Purtroppo la chioccia, esattamente dopo 4 settimane dalla schiusa, ha smesso di essere chioccia. Ha allontanato il pulcino che invece ha continuato, e continua, a seguirla. (Per inciso il pulcinotto sembra una femmina, un mix livornese bianca!)

Questo ci ha ricordato che le ovaiole (doc o ibride) non hanno proprio l’istinto alla cova e, nei rari casi in cui si mettono a covare, l’istinto materno finisce molto presto, dopo circa un mese. La questione è ormonale, ma anche la nostra prima ovaiola che si era acchiocciata fece esattamente la stessa cosa.
Ben diverso dall’esperienza che abbiamo avuto con la sapelpoot e l’araucana che si sono occupate dei pulcini molto a lungo, almeno per quattro o cinque mesi.

Dal mese scorso anche le galline “fameliche” vivono, razzolano e dormono insieme alle altre, senza problemi.

Le “cannabili” si sono calmate, sono meno affamate, hanno un atteggiamento meno stressato e hanno anche rimesso il piumaggio sul collo.
Certo ci è voluto tanto tempo, ma siamo contenti che alla fine abbiano superato l’imprinting dell’allevamento!

La produzione di uova comincia a calare perché le ore di luce stanno diminuendo e si avvicina il tempo della muta.
Questo mese prepareremo il pollaio per l’inverno, visto che non siamo riusciti a farlo il mese scorso, quindi ci aspetta una bella pulizia dell’interno e la manutenzione del legno delle casette con qualche mano di impregnante.

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