Agricoltura naturale: le nostre scelte

Il nostro orto naturaleDopo aver sperimentato sul campo, abbiamo tratto le nostre conclusioni. Abbiamo fatto le nostre scelte arrivando ad un mix di tecniche di agricoltura naturale. Se per l’orto ci ispiriamo al sinergico, per la coltivazione del grano abbiamo preferito adottare un sistema biologico perché, al momento, più funzionale. Comunque tutto è in continua evoluzione perché l’agricoltura non è un concetto astratto, quel che conta sono i risultati sul campo!

La nostra agricoltura naturale mix

Orto

Alla fine come è il nostro orto? Come detto è fortemente ispirato all’orto sinergico, ma è un mix di agricoltura naturale (ricordiamo che l’agricoltura naturale è quella propugnata da Fukuoka).

Abbiamo sei aiuole permanenti, ognuna composta da 4 o 5 bancali per la coltivazione e relativi camminamenti interni.
Per realizzarle abbiamo fresato il terreno con il motocoltivatore e poi non le abbiamo più lavorate meccanicamente, proprio come previsto dall’agricoltura sinergica. Ormai sono 4 anni che non tocchiamo le prime aiuole che abbiamo creato.

I bancali, dritti e bassi, sono anche stretti e fatti per accogliere solo una fila di piante, perchè il clima è umido e nebbioso ed è meglio lasciare aria tra gli ortaggi. Come detto nel post sui nostri esperimenti, gli ortaggi ravvicinati si erano marciti ed avevano subito un grave attacco da parte delle limacce.
Comunque, credendo all’utilità delle consociazioni, alterniamo le piante sulla fila, pomodori con basilico o cipolle, insalate con peperoni e via dicendo. Inoltre ci sono piante di tagete, calendula e aromatiche sparse qua e là lungo i bancali e facciamo la rotazione delle colture, che non sarebbe necessaria se coltivassimo su bancali larghi con tante diverse piante vicine. Alcune piante sono ormai nell’orto da qualche anno come i cavoli neri, i cardi e le piante aromatiche (timo, salvia ed erba di San Pietro), come fossero piante perenni.

Lsistema di doppia pacciamaturaavorazioni e pacciamatura

Nel nostro orto non rivoltiamo mai la terra, primo principio dell’agricoltura naturale.
Cerchiamo di migliorare la struttura e la fertilità del suolo usando la pacciamatura organica.

Nell’orto le lavorazioni che facciamo si limitano a una passata di forca-vanga in primavera e a una zappettatura superficiale, con una zappetta da giardinaggio, per incorporare la pacciamatura degradata. La terra è ancora un po’ dura, ma siamo sicuri che col tempo non sarà più necessario fare alcuna lavorazione. E anche non essendo diventata, per ora, una “buona” terra in termini di struttura, un po’ di vita è apparsa: abbiamo dei lombrichi che quattro anni fa erano una rarità.

Usiamo la pacciamatura sia per migliorare la terra che per tenere a bada le erbcce, in natura la terra non è mai nuda!
E come pacciamatura abbiamo scelto di utilizzare tutto quello che produciamo in loco, ossia ramaglie di potature, sfalci di erba, foglie e canne, non solo paglia, perché lo strato di pacciamante dovrebbe essere piuttosto alto.
Dallo scorso anno abbiamo la nostra paglia, visto che coltiviamo un po’ di grano, e bisogna dire che la paglia è il materiale migliore per la pacciamatura in quanto degrada velocemente e i risultati sono più immediati.

Per rimediare alla poca abbondanza di strato pacciamante e non far crescere erbe intruse, abbiamo trovato il sistema dei sacchi di iuta a coprire lo strato di pacciamatura organica che non è molto alto. L’aspetto dell’orto non è bellissimo ma il sistema funziona, ed è un approccio ispirato alla permacultura: sfruttare le risorse locali.

I camminamenti sono pacciamati con teli di tnt, non abbiamo così tanta biomassa per pacciamarli diversamente. Non usiamo i teli di plastica perchè, degradandosi con il tempo, lasciano tantissimi piccoli residui sul campo e non usiamo i sacchi di iuta perché si degradano velocemente. Comunque cercheremo di evitare anche il tnt, che sempre sintetico (e quindi plastico) è.

Strfilari di pomodori con pacciamaturautture permanenti

Sotto la pacciamatura abbiamo il sistema di irrigazione ad ala gocciolante. All’inizio è stata una scelta obbligata dalla scarsità di acqua a nostra disposizione, ma in effetti è una scelta sostenibile. L’acqua è una risorsa preziossima e non può essere sprecata. Purtroppo in questa zona i tubi vanno cambiati ogni due anni (troppo calcio nell’acqua), almeno fino a quando non metteremo un addolcitore che però ha le sue controindicazioni.

I tutori per le piante indeterminate (pomodori, fagioli e piselli) non sono fissi sui bancali, come previsto dal sinergico. Noi usiamo le canne di bambù, ne abbiamo tante e tagliarle (e usarle) è un modo per tenerle a bada. Abbiamo eliminato totalmente la pratica di bruciare le ramaglie e cerchiamo di riclicare i nostri scarti (sempre ispirazione permacultura).
Le canne però non durano più di un paio d’anni, dopo diventano troppo fragili per sostenere il peso dei pomodori.

Trattamenti e concimi

Ogni tanto concimiamo con letame prodotto dalle nostre galline, è una risorsa preziosa e, per quanto poca, la spargiamo sulle file dell’orto e sulla parte di campo dove prevediamo di seminare e trapiantare.
Per ora produciamo poco compost, nonostante la compostiera, perché spesso ci dimentichiamo di curarlo, cioè di annaffiarlo e mescolarlo. Dovremmo trovare un altro sistema, forse facendo un cumulo da lasciare scoperto… Ma in fondo la pacciamatura è un compostaggio in loco, come insegna la permacultura.

Per quanto riguarda i trattamenti, oltre ai macerati e all’olio di neem, siamo costretti ad usare la poltiglia bordolese (ammessa in agricoltura biologica) contro la peronospora per via dell’umidità e della nebbia, ma cerchiamo di limitarne l’uso. Qui si usa darla ogni 15 giorni, fregandosene dell’accumulo del rame nel terreno. Noi di solito la diamo un paio di volte in tutta la stagione estiva.

Non usiamo antiparassitari, facciamo l’eliminazione manuale di cimici e limacce. Armati di un barattolo riempito con alcool e un pennello, passiamo in rassegna tutte le piante. Per le cimici cerchiamo di togliere le uova a inizio estate, altrimenti eliminazione manuale. In autunno e in inverno eliminiamo le limacce uscendo diversi giorni di seguito, quando è buio. Qui sono una vera avversità, certo la pacciamatura le favorisce, ma forse vengono tutte qui perché altrove usano il veleno! Contro le lumache si potrebbe usare l’ortofosfato ferrico, che non è tossico, addirittura si potrebbe ingerire. Comunque costa tantissimo, e da noi non ha mai funzionato.

agricoltura biologica: faveLa nostra agricoltura naturale fuori dall’orto

Dove coltiviamo il grano e la maggior parte di fave e ceci, usiamo le pratiche del biologico (ma senza fare nessun trattamento chimico né naturale, né concimatura). Lavoriamo poco la terra con il motocoltivatore e seminiamo su terra nuda, fresata leggermente in superficie.

Però, dopo la raccolta di fave e ceci, tagliamo e lasciamo le piante sul posto come pacciamante e sovescio, come faceva Fukuoka. Prima o poi non avremo più bisogno di fresare meccanicamente. Ovviamente facciamo la rotazione delle colture per non impoverire la terra (dove c’erano le leguminose l’anno dopo va il grano, e viceversa).

Fuori dall’orto abbiamo qualche albero da frutta, ma non un vero frutteto. Potiamo pochissimo e spesso ci dimentichiamo di fare i trattamenti naturali. In questo ambito dobbiamo ancora imparare e sperimentare tanto.

Salvare i semi

Con ispirazione all’agricoltura naturale (e sinergica, e permacultura) abbiamo cominciato la pratica di salvare i semi ed ora abbiamo la nostra personale banca semi di zucche, broccoli rapa, broccoli rapini, fave, ceci, fagioli e ovviamente di molte varietà di pomodori antichi.

L’orto da seme autoprodotto è una grande soddisfazione, purtroppo non avendo una serra abbiamo privilegiato la semina in semenzaio dei pomodori, in quantità, e di pochi altri ortaggi. Se avessimo più spazio dove tenere i semenzai al caldo potremmo produrre da seme l’intero orto!

Risultati e conclusioni

E i risultati, dopo tutto questo lavoro? Beh, si tratta di agricoltura, quindi i risultati in massima parte dipendono dall’andamento stagionale. Se piove, se grandina, se il clima non è quello giusto ovviamente i raccolti ne risentono.

Noi abbiamo sviluppato un nostro approccio alla resilienza, che poi è quello che il buon senso dei nostri nonni seguiva: coltiviamo tutto, ogni stagione ha le sue semine e le sue messe a dimora, tante e diversificate. In questo modo, se qualcosa va storto per una determinata coltura, le altre ci salvano. Per dire, questo inverno abbiamo raccolto pochi broccoli, però abbiamo avuto tanti cavoli e un po’ di finocchi a inizio stagione. Evitando di mettere solo una coltura, si abbattono i rischi in modo naturale.

Inoltre non abbiamo impiantato il nostro orto in un anno: il primo anno siamo partiti con due aiuole, e ogni anno abbiamo aggiunto qualcosa.
raccolto di pomodori antichiOra abbiamo appunto 6 grandi aiuole di quasi 100mq l’una per gli ortaggi, e altre 3 aiuole che ruotiamo tra grano e legumi, una delle quali è in parte la carciofaia che sta crescendo. Ogni anno aumentiamo i carciofi (trapiantiamo i carducci delle piante più grandi), e diminuiamo la parte libera per grano o legumi. Quando avremo finito di impiantare la carciofaia, apriremo una nuova aiuola per i cereali.

Il nostro approccio di fare poco, soprattutto come movimentazione terra, ci permette di crescere un poco ogni anno mantenendo quasi costante la quantità di ore di lavoro dedicata all’orto. Però aumenta il tempo dedicato alla trasformazione, per fortuna!

Ormai, senza un impegno eccessivo, raccogliamo ceci, fave e pomodori che ci bastano per tutto l’anno. Il grano quest’anno dovrebbe essere parecchio e la farina dovrebbe bastarci.
E nell’orto raccogliamo zucche, zucchine, aglio, cipolle, odori, ecc. che congeliamo o traformiamo per mangiarle anche fuori stagione. Potremmo tranquillamente raddoppiare il raccolto, sfruttando tanta parte di campo lasciata a prato, ma già così abbiamo la nostra autosuffucienza alimentare. Se aumentatissimo le coltivazioni dovremmo sicuramente aggiungere altre braccia che lavorino!

Mantenere l’entusiasmo

Ogni anno, comunque, facciamo un esperimento nuovo, una nuova coltivazione o una nuova tecnica, in modo da imparare, crescere e non fossilizzarci. Sperimentare è anche divertente: lo facciamo senza avere grandi aspettative e risveglia la curiosità e la capacità di stupirci, come bambini.

Come detto all’inizio, la nostra forza è essere pratici, se una cosa non funziona si cambia e si sperimenta altro. Ma c’è anche un aspetto filosofico e, come diceva il maestro Masanobu Fukuoka, ci piace ricordare che…
L’obiettivo finale dell’agricoltura non è la coltivazione di colture, ma la coltivazione e la perfezione degli esseri umani.

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