L’autosufficienza alimentare con un orto è possibile?

autosufficienza alimentareE’ possibile raggiungere l’autosufficienza alimentare con un piccolo orto? Beh, la risposta non è così immediata, ma comunque, con qualche accorgimento, qualche rinuncia e qualche adattamento, possiamo forse dire quasi di si. In questo post e nel prossimo vedremo come, e soprattutto cosa intendiamo per autosufficienza (spoiler: scordatevi l’uovo di Pasqua o il Tartufone di Natale autoprodotti!).

Ovvio che se si discute di autosufficienza alimentare, bisogna intendersi. Di cosa stiamo parlando? Di far sopravvivere una famiglia di 2 persone oppure di 4 ? Una piccola comune? E con che dieta? Vegana? Vegetariana? Onnivora? E quanta terra abbiamo a disposizione? Solo un piccolo orto o un appezzamento più grande? Le variabili sono tante, cerchiamo di capire bene.

Partiamo dalla nostra situazione: 2 persone, mezzo ettaro di terreno (un acro diciamo), con circa 800 metri quadri dedicati all’orto e altri 400 alle galline, più qualche albero da frutto qua e là, e una dieta con poca carne ma non vegetariana o vegana.

Ortaggi

Con un orto ben gestito, anche se piccolo, la produzione di ortaggi può sicuramente essere tale da assicurare l’autosufficienza alimentare, almeno per questi prodotti. Anzi, alcune coltivazioni hanno rese talmente elevate, come i pomodori, che si pone il problema della conservazione (che affronteremo più sotto). A noi la coltivazione di pomodori ci garantisce l’autosufficienza annuale tra il consumo fresco e le passate per i sughi.

verdure dell'orto

Certo si tratta di progettare un orto che sia sempre in produzione, quindi sia orto invernale e che orto estivo.
E in produzione anche nelle stagioni di mezzo, in modo che in ogni momento ci sia qualcosa da raccogliere.

L’inverno si possono coltivare cavoli e broccoli. Magari varietà come i rapini che garantiscono un raccolto lungo: prima delle foglie e poi delle cimette.
In primavera e in autunno le insalate non possono mancare mai, anche queste con rese importanti, e poi biete, cicorie e spinaci.
L’estate infine è il trionfo dell’orto con pomodori appunto, peperoni, zucchine, zucche (anche queste da conservare per tutto l’anno), fagioli, fagiolini, cetrioli, peperoni, ecc. ecc.

Legumi

Se si ha ha disposizione un pezzetto di terra più grande, coltivare i legumi permette di avere anche proteine vegetali. I legumi che coltiviamo ci servono appunto a questo. Certo non coltiviamo le lenticchie, benché ci abbiamo provato, perché la resa è molto scarsa.

Le fave invece hanno una resa importante (noi raccogliamo tra i 40 e i 50 chili di fave con 3 file da 20 metri).  La nostra resa, senza nessun aiuto (niente concime, niente trattamenti) è particolarmente elevata, evidentemente la nostra terra è perfetta per le fave.
Gran parte le congeliamo per averle tutto l’anno, ma possono essere conservate anche secche.

I ceci di per se non rendono molto ma riusciamo a raccoglierne in quantità sufficiente per tutto l’anno. Raccogliamo circa 5 kg di legumi secchi con 50 metri quadri, siamo nella media della resa delle produzioni intensive. Però anche qui senza trattamenti o concime, cioè senza spese (a parte il seme che comunque salviamo dall’anno precedente)! Inoltre il cece è più versatile della fava in cucina: hummus, panelle, zuppe varie, minestre, farinate, farfrittate…

Invece con i piselli siamo stati poco fortunati, mentre con i fagioli va un po’ meglio. Qui da noi questi legumi non vengono molto bene, ma in altre situazioni di clima e struttura del terreno, possono rappresentare un’ottima fonte di proteine vegetali. Però hanno un fabbisogno idrico alto, mentre fave e ceci crescono senza bisogno di irrigazione, a parte nel momento della semina (o comunque noi non irrighiamo).

Odori

Beh, per aglio e cipolla l’autosufficienza alimentare è sicuramente possibile. Anche in un piccolo orto se ne possono avere a sufficienza perché non necessitano di grande spazio.

Lo stesso vale per sedano, rosmarino, timo e più o meno tutte le erbe aromatiche. Certo, se si vuole il basilico fresco in inverno occorre una serra, però le erbe si possono conservare secche o congelate, e i bulbi di aglio o cipolla (o scalogno, per tirarsela un po’) si possono seccare e conservare così.
Per le carote vale lo stesso discorso, e si possono congelare dopo averle sbollentate. Da noi non sono mai venute bene: la nostra terra è molto dura e non riescono a crescere.

Fruttaconfettura di pomodori verdi e zucca, metodo Ferber

La produzione di frutta, quando è il momento, è abbondantissima, e ogni albero produce letteralmente quintali di frutta. Ovviamente non può essere consumata tutta subito, ma si può seccare o trasformare in marmellata.

Certo, alcuni frutti dipendono dal clima: se si vogliono i limoni freschi e non si vive almeno in Campania e sulla costa, occorre attrezzarsi con una limonaia o con piante in vaso da porre al riparo durante la stagione invernale.

Tenete però presente che in genere gli alberi da frutta sono produttivi ad anni alterni: un anno producono molto, l’anno dopo molto poco. Se l’anno in cui sono produttivi capita un’avversità al momento sbagliato, una gelata quando ci sono le gemme, o un mese di pioggia quando i fiori dovrebbero impollinarsi, allora si perde il raccolto. Occorre perciò avere alberi da frutta che maturino in momenti diversi dell’anno, in modo da ripartire il rischio. Ma anche qui, diciamo che l’autosufficienza alimentare è possibile. Certo, niente ananas, banane o leeches!

Cereali

Qui già è più complicato. Abbiamo visto come coltivarsi il grano, e stiamo provando con il riso, nella cui aiuola poi, dopo il raccolto, dovrebbe crescere il farro o l’orzo (il progetto è alternare queste due colture nell’anno, dimodochè ce ne sia sempre una che cresce).

Il mais invece richiede moltissima acqua, quindi dipende molto dalla disponibilità idrica che si ha. Anche qui, dovrebbe essere possibile senza troppe difficoltà raggiungere una produzione tale da sostenere l’autosufficienza. Che poi è da vedere se per farsi la polenta l’inverno, o il becchime per le galline: i due utilizzi prevedono varietà di mais diverse! Noi vogliamo sperimentarlo più che altro per cominciare a produrre il cibo per le nostre galline.

pane fatto con la nostra farina

Però attenzione! Il grano è una cosa bellissima da avere, ma la farina integrale fatta con il nostro grano è diversa da quella 00 che vende il supermercato. Sicuramente superiore come qualità nutritive e organolettiche, però panifica diversamente. E per certe cose non è proprio adatta. Ad esempio scordatevi di riuscire a fare croissant o grandi lievitati, per i quali servono farine molto forti, che non ha senso coltivarsi.

Inoltre, macinandola integrale, si utilizza anche il germe del grano, che è una sostanza viva, il che obbliga a macinarne poca per volta, e consumarla nel giro di una o due settimane.

Nell’industria della panificazione, ogni prodotto (pane, pizza, biscotti, lievitati, ecc. ecc.) non utilizza una sola farina, come era un tempo, ma un mix di farine, mescolate dal mulino in funzione del prodotto cui sono indirizzate. Impossibile pensare di replicare questo modello! Occorre accontentarsi. Il nostro pane integrale è veramente buonissimo, ma non è certo alto e alveolato come il pane industriale.

Tutto a posto, allora, per l’autosufficienza alimentare?

Beh, non proprio… Ok per i carboidrati, con le verdure e i cereali, e ok anche per le proteine vegetali, se uno riesce a coltivare una quantità sufficiente di legumi, da trasformare e conservare per tutto l’anno.

Diciamo che anche con le vitamine siamo a posto, con tutta questa frutta e tutta la verdura. Ma mancano i grassi, importanti sia per l’apporto calorico che per il gusto della cucina.

Ma di tutto questo, ed altro ancora, parleremo nel prossimo post.

 

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