I nostri fallimenti dentro e fuori dall’orto

la valle del TevereCi siamo resi conto che leggendo quello che scriviamo si possa ricavare l’impressione che coltivare un orto o gestire un piccolo allevamento sia una cosa semplice e destinata ad un sicuro successo. In parte è così. Ma comunque fallimenti, fuori e dentro l’orto, ce ne sono. Però è proprio dai fallimenti che si impara, molto più che dai successi! Ecco quali sono stati i nostri fallimenti più clamorosi…

Fallimenti nell’orto

Innanzi tutto bisogna dire che ogni stagione è diversa: un anno si ha una quantità di pomodori tale da sfamare un esercito, l’anno dopo è già tanto se bastano per quattro persone. In alcuni anni i peperoni erano sufficienti per 3-4 pranzi, altri anni non sapevamo più che farne, ecc.

Dalla nostra esperienza di una agricoltura naturale (cioè senza pesticidi, diserbanti, concimi) possiamo dire che in genere se una cosa un anno va benissimo, l’anno dopo è molto difficile che la performance si ripeta. Questo perché in un’annata eccezionale, per una coltura, si vanno ad incastrare una serie di elementi su molti dei quali non è assolutamente possibile avere il controllo: le piogge al momento giusto, nella giusta quantità. Le ore di insolazione. La giusta quantità di vento. E così via.

Ma queste sono oscillazioni “normali”, che fanno parte del rischio di un agricoltore. Un “fallimento” di questo tipo perciò non è controllabile: fa parte del ciclo della natura. Inoltre ultimamente, diciamo negli ultimi 10 anni, è aumentata la frequenza di eventi estremi: pioggie superabbondanti, grandinate, trombe d’aria, e così via.

Parleremo quindi dei veri fallimenti, cioè di quelle coltivazioni che sempre, a prescindere dalle stagioni, non ci sono riuscite.
Magari qualcuno ha le nostre stesse difficoltà o ha trovato qualche soluzione che può condivere!

piantine di pisello nano in semenzaioLegumi

La prima per insuccesso è sicuramente la coltivazioni dei piselli.
Abbiamo provato diverse varietà, sia rampicanti che nane, abbiamo seminato in campo sia a novembre che a marzo, ma le piantine sono quasi sempre morte prima di fare i fiori. Abbiamo allora provato a fare la semina in semenzaio e quando sono nate le piantine eravamo orgogliosi. Peccato che una volta trapiantate alcune siano morte dopo pochi giorni e le altre abbiano dato pochissimi baccelli!
Dopo tanti tentativi dobbiamo dire che i piselli li abbiamo avuti poche volte, ed erano veramente pochi. Per quanto dolcissimi.

Anche con i fagioli le cose non vanno benissimo. Abbiamo provato diverse varietà, borlotti, cannellini e fagioli del Purgatorio, varietà locale. In realtà le piante sono cresciute, hanno fiorito e dato baccelli, ma sono sempre state piuttosto sofferenti e poco rigogliose. Di bacelli ne hanno sempre fatti proprio pochi e quindi il raccolto è sempre stato molto scarso.

Da questi fallimenti nell’orto non abbiamo imparato, non abbiamo ancora capito le cause. Può sembrare un problema legato ai legumi, ma non è così perché fave, ceci e lenticchie invece qui vengono benissimo!

Problemi con le verdure

Un’altra coltivazione che ci fa impazzire sono gli spinaci.
Con questi abbiamo fortune alterne. La prima volta che li abbiamo seminati sono venuti molto bene, da allora in poi un mezzo disastro. Ogni semina è un terno al lotto, e dopo il primo successo (quello dei principianti?), quasi tutte le semine sono andate male.
Anche con gli spinaci non abbiamo capito il motivo, ma continuiamo a seminarli, con tutte le lune, aspettando la volta buona!

cassone con caroteNon parliamo poi di colture che ci farebbe piacere avere nel nostro orto ma che abbiamo abbandonato dopo il primo tentativo, tipo l’okra, la stevia, le carote (che in un’orto a 300 metri in linea d’aria da noi vengono benissimo!), o il più banale radicchio.

Le piantine di radicchio (abbiamo provato diverse varietà), quasi subito dopo il trapianto, si afflosciano e muoiono.

Al riguardo abbiamo avuto un’interessante conversazione con un tecnico di una nota azienda che produce la quasi totalità delle piantine da trapianto che si trovano nei consorzi o nei vivai (e che sponsorizza un famosissimo programma di cucina), e lui ci ha consigliato di mettere il radicchio su bancali perché il problema, secondo lui, era il ristagno idrico. Peccato che il nostro orto sia già costituito di file rialzate!
Il tecnico ci ha allora suggerito di trapiantare tutte le piantine della vaschetta insieme. Abbiamo seguito il consiglio piantando tutte e sei i radicchi insieme, ma dopo un paio di giorni sono morti ugualmente.
Ai radicchi proprio non piace il mostro terreno argilloso e/o il nostro clima umido.

Anche alle carote abbiamo rinunciato. Piantate nell’orto sono venute lunghe 4 o 5 cm, ed erano praticamente legno.
Allora abbiamo costruito un cassone utilizzando 4 pallet di legno come pareti esterne, l’abbiamo foderato di modo che il terriccio (comprato) con cui lo abbiamo riempito non fuoriuscisse, e abbiamo trapiantato le carote.
Ne abbiamo raccolte un po’, lunghe 10/12cm, ma sempre dure e immangiabili da crude. Però almeno erano saporite, o meglio, insaporivano molto il soffritto.

Riproveremo mettendo nel cassone della sabbia insieme al terriccio, come ci ha suggerito un nostro lettore. E prenderemo dal vicino (quello a cui le carote vengono) qualcuna delle sue piantine, magari anche la varietà conta.

Fallimenti fuori dall’orto

trebbiatura del granoCereali e patate

Nell’area fuori dall’orto il fallimento più clamoroso è stato il riso.
Abbiamo preparato il terreno e seminato il riso (vialone nano), e sembrava che fosse venuto. In realtà, dopo qualche settimana, ci siamo accorti che stavamo coltivando papiro e “coda di topo”. Ma non ci arrenderemo. Cambieremo approccio: faremo le piantine in semenzaio, e poi le pianteremo in file ordinate. Dobbiamo solo comprare una piccola serra da adibire a semenzaio; vi terremo aggiornati!

Altre coltivazioni invece le possiamo definire mezzi successi, sia perché dopo qualche tentativo abbiamo avuto successo, sia perché, pur essendo stati mezzi fallimenti (un mezzo fallimento è un mezzo successo, no?), abbiamo capito quale era il problema alla base.
Di queste coltivazioni fanno parte il grano e le patate. Le facciamo con successo ma dobbiamo ancora migliorare ed ottimizzare.

Per il grano, un nostro grande orgoglio, dobbiamo trovare solo il modo di trebbiare più velocemente. La coltivazione, la mietitura e la conservazione sono già un successo mentre la trebbiatura è ancora molto lunga, nonostante la nostra nuova “tecnica”.
Servirebbe una mietitrebbia da aia, e ci stiamo organizzando per costruire una. Quando l’avremo, potremo coltivare più grano e anche venderlo.

Le patate le coltiviamo fuori terra con discreti risultati, ma dobbiamo ancora trovare il modo di conservarle. Ne facciamo poche proprio perché più di 3 o 4 mesi non durano. Molti usano cospargerle con un prodotto anti-germogliante per conservarle più a lungo ma a noi l’idea proprio non piace. Non avrebbe più senso coltivare in maniera biologica e naturale!
Forse dovremo rassegnarci ad averne poche, o fare come i contadini di un tempo che verso Natale toglievano tutti i germogli e allungavano la vita delle patate di altri due mesi.

Le difficoltà con la carciofaia

Un altro mezzo fallimento fuori dall’orto è stata la carciofaia. Abbiamo impiegato tre anni per averla.
Ogni anno prendevamo i cardini dei vicini, provavamo a piantarli, ma niente, morivano.
Dpiccola carciofaiaopo 3 anni, però, abbiamo cambiato approccio: abbiamo comprato 8 piante di carciofo romanesco al vivaio. E sono cresciute benissimo.
Quest’anno abbiamo trapiantato i cardini delle nostre piante e abbiamo raddoppiato la carciofaia, se tutti i cardini continueranno a crescere. Continuando così tra un paio d’anni avremo una sessantina di piante di carciofo!

Probabilmente il problema sta nel trapianto dei cardini. Non è facile toglierli dalla pianta madre con sufficienti radici, inoltre la nostra terra è argillosa e nel periodo del trapianto, qui si fa a novembre, è di solito molto pesante per via delle pioggie.

Comunque non vogliamo rinunciare alla cultivar locale e il prossimo novembre torneremo da uno dei nostri vicini, che è anche uno dei contadini che ha fornito le piante per un progetto di recupero del carciofo antico del nostro comune, e prenderemo di nuovo dei cardini. Ovviamente pagandoli! Come si dice da queste parti, “perché l’amicizia si mantenga, che un canestrino vada e un altro venga“.

Alberi e frutteto

Ecco un altro mezzo fallimento fuori dall’orto.

Purtroppo non abbiamo ancora un bel frutteto, nonostante ogni anno piantiamo qualche albero nuovo.
Diciamo che uno su cinque muore. E questo anche se abbiamo affinato la tecnica del trapianto. Ora scaviamo delle buche molto grandi che riempiamo di sassi e terriccio comprato, proprio per creare una zona più drenata e facilitare il radicamento.

In ogni caso, anche gli alberi che ce la fanno passano un primo anno molto sofferente. Ormai siamo abituati a trapiantarli, vederli perdere le foglie, aspettare con ansia che ne mettano di nuove in primavera, e attendere il secondo anno per essere certi che l’albero si sia acclimatato e abituato al nostro terreno.

Fallimenti nel pollaio

Area pascolo

Abbiamo scelto di tenere le galline in modo più naturale possibile (per quanto abbiamo già detto che nessun allevamento è naturale) e, per dar loro la possibilità di esprimere i loro comportamenti ed esigenze naturali, abbiamo creato una grande area pascolo recintata.
L’area è molto grande, più di 300mq, e le galline possono razzolare in lungo e largo sempre su un terreno verde senza fango, tanto che siamo noi a dover passare con il tagliaerba per tenere a bada la vegetazione.

Però, npollaio e area pascoloel tempo, ci siamo accorti che questo pascolo non è efficiente.
Prima di tutto perché non è sufficientemente vario, dal momento che non riusciamo ad arricchirlo di alberi e arbusti. Per ora è quindi un pascolo costituito solo di prato e erbe spontanee e non offre ripari e ombra naturale.
Abbiamo provato a trapiantare diversi alberi ma sono morti tutti, perfino i lecci che dovrebbero essere molto rustici!
Come soluzione mettiamo teli ombreggianti per creare zone d’ombra, ma certo non è la stessa cosa.

Sicurezza

Oltre alla ricchezza, il pascolo ha un problema di sicurezza nonostante sia recintato.
Per quattro anni non abbiamo avuto problemi, eccetto un attacco notturno di una volpe che ha divelto il tetto del pollaio in legno (qui tutti i dettagli) ma l’anno appena passato è stato un disastro.

Qualcosa nell’equilibrio della zona è cambiato, e abbiamo subito ripetuti attacchi durante il giorno da parte delle faine, che dovrebbero essere predatori notturni.
Dopo aver perso cinque galline in due mesi, tra cui la nostra adorata araucana che sapeva volare e scavalcare la recinzione, l’unica soluzione che abbiamo trovato è lasciare libere le tre superstiti, che ora vivono tra l’orto e il giardino.

Certo la faina non ci ha più fatto visita, ma l’orto invernale è stato quasi interamente divorato dalle galline che banchettano a volontà.

Purtroppo ancora non abbiamo trovato una soluzione definitiva perché coprire il pascolo, con una rete come tetto, è impossibile visto l’ampiezza dell’area. Creare uno spazio bunker più piccolo, invece, per noi non ha molto senso, se le galline non possono razzolare in molti metri quadri di verde, tanto vale comprarsi le uova da allevamenti!

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