Agricoltura naturale: i nostri esperimenti sul campo

libri di agricoltura naturaleAbbiamo già fatto una panoramica sui diversi tipi di agricoltura esistenti. Qui vi raccontiamo la nostra esperienza, sul campo, dell’agricoltura naturale e delle sue “derivazioni”. Come detto, questa è un’agricoltura diversa, basata principalmente sulla non-lavorazione e sul non-uso di sostanze chimiche, quindi molto più avanzata e sostenibile del semplice biologico. Non è così facile da praticare, ma noi ci stiamo provando, mixando sinergico, permacultura e il non-fare dell’agricoltura di Fukuoka.

Prima di tutto dobbiamo ricordare che l’agricoltura del maestro Fukuoka non prevede un orto nel senso classico, così come la permacultura. Solo l’agricoltura sinergica è specializzata nella coltivazione di un orto.
Questo perché di fondo l’orto non è un agricoltura naturale. La natura non prevede che in un pezzetto di terra nascano piante di ortaggi una vicina all’altra, tutto l’anno, per tanti anni. L’orto è una forzatura che facciamo all’equilibrio e all’ecosistema.

Comunque, ispirati dalle tante letture, ecco cosa abbiamo sperimentato sul campo dei vari tipi di agricoltura naturale.

I nostri esperimenti

Esperienze di agricoltura naturale

Secondo noi, l’agricoltura naturale di Fukuoka è un po’ difficile da praticare in toto.
Noi seguiamo solo alcune pratiche come non lavorare il terreno con l’aratro e non usare né diserbanti né fertilizzanti. Inoltre pratichiamo qualche coltivazione con semina su sodo. Vediamo prima tutti gli esperimenti che abbiamo fatto in questi anni, e poi la sintesi cui siamo giunti dopo tanto sperimentare.

1-crescita spontanea nel campo
Abbiamo trovato davvero scomodo tenere il campo come una foresta in cui gli ortaggi crescono tra l’erba, e quindi l’area del nostro orto è delimitata.

esperimento di agricoltura naturale: crescita spontaneaLasciamo crescere spontaneamente, dove vogliono, solo broccoli rapa, cicoria e bieta. Sono le piante che abbiamo trovato qui e lasciamo che continuino a riseminarsi da sole, anche se passando con il tosaerba a volte le tagliamo innavvertitamente. Abbiamo pensato che essendo presenti naturalmente nel campo, siano le piante più adatte al nostro terreno, e dunque le abbiamo, per così dire, accolte in casa (o forse sarebbe meglio dire che sono loro che hanno accolto noi!). Inoltre abbiamo notato che la bieta e i broccoli rapa spontanei sono più buoni di quelli seminati da noi; non è una certezza scientifica, non c’è stato un assaggio in doppio cieco, ma ci sembra così.

2-crescita spontanea nell’orto
Lo scorso anno un bancale dell’orto è stato lasciato, come esperimento, con erbacce spontanee. Ci abbiamo coltivato cicoria, bieta e broccoli in mezzo a tutto quello che nasceva spontaneamente. Le piante sono cresciute ma con difficoltà e, dopo essersi riseminate da sole, ne abbiamo avute di meno. Purtroppo qui la gramigna impazza e non è una pacciamatura verde ideale, dovremmo riprovare spargendo semi di trifoglio (pacciamatura bassa e apportatrice di azoto) sul bancale e vedere se i risultati migliorano.

3-coltivazione su sodo
La coltivazione su sodo la pratichiamo con le patate, con successo.
In realtà senza il nostro controllo abbiamo avuto anche piante di tagete e di pomodori. Sono nate spontaneamente da semi caduti dalle piante lasciate nell’orto. Si potrebbe sperimentare di più, ma facendo le palline d’argilla, cioè inglobando i semi nell’argilla in modo che gli uccelli non se li mangino tutti. Il metodo classico che usava Fukuoka per seminare su sodo.

Inoltre abbiamo seminato su sodo il trifoglio che dovrà agire da pacciamatura naturale per il riso (il nuovo esperimento di quest’anno): sembra che stia nascendo, ma con difficoltà. Vi terremo aggiornati.

4-niente fertilizzanti
Senza fertilizzanti la terra dell’orto sta effettivamente tornando in vita, solo con la pacciamatura e la non-lavorazione. Il degrado di paglia e di qualsiasi altro scarto vegetale, foglie, ramaglie e sfalci in effetti arricchisce il terreno (e ne migliora la struttura) e le piante vengono più rigogliose. Ma ci vuole tanto tempo, anni, e quindi ogni tanto usiamo del letame di cavallo, che prendiamo da un’azienda qui vicino. Però finora, in 5 anni, lo abbiamo usato solo 2 volte. Ah, e poi usiamo la poca pollina che producono le nostre galline. Più che altro per un discorso di sostenibilità: la produciamo, la usiamo.

5-cereali in agricoltura naturale
Dopo l’esperimento del grano, coltivato in modo biologico (cioè, più che biologico: lo abbiamo seminato, e poi lo abbiamo raccolto, senza neanche innaffiarlo mai!), quest’anno proviamo la coltivazione del riso su asciutto, proprio come faceva Fukuoka. Solo un piccolo pezzetto (una 50ina di mq), per vedere se è possibile, con che impegno, e con quale rendimento. E anche, perché no, con che sapore!

Esperienze di agricoltura sinergica

1-orto sinergico
Per l’orto abbiamo optato per un modello sinergico. Aree delimitate (aiuole) con bancali per le piante e camminamenti.
agricoltura sinergica: costruzione bancaliQui la terra è argillosa, e durissima, per cui ci è sembrata un’ottima idea di non compattare mai la zona dedicata alla coltivazione.
Però le forme bellissime che di solito si danno ai bancali dell’orto sinergico, non le abbiamo neanche prese in considerazione, perchè scavare su questa terra è faticosissimo. E non ci siamo attenuti alle regolette che indicano altezza e larghezza dei bancali. I nostri bancali sono bassi, circa 15-20 centimetri, sempre per via del terreno argilloso.

2-consociazioni
Abbiamo provato un’aiuola circolare per sperimentare la consociazione e la prossimità delle piante, ma non ha funzionato. Il clima qui è umido, siamo in valle, e le piante troppo vicine trattenevano l’umidità a lungo: molte sono marcite o sono state divorate dalle limacce. Quindi ora ci limitiamo a qualche mini consociazione, come spiegheremo in un prossimo post.

3-strutture permanenti
Essendo un orto permanente, abbiamo provveduto ad un impianto di irrigazione, ad ala goccialante. Anche perché avevamo pochissima acqua. Dovrebbe rimanere fisso sotto la pacciamatura ma qui abbiamo scoperto che bisogna sostituire i tubi al massimo ogni due anni. L’acqua nella nostra zona è calcarea in modo inverosimile.

4-pacciamatura
I bancali sono perennemente pacciamati. Anche la pacciamatura ci sembrava una buona idea, sia per tenere a bada le erbacce, che per migliorare la struttura del suolo. Avere materiale che si degrada sopra i bancali avrebbe reso la terra più soffice e ricca. Il primo anno abbiamo pacciamato solo con paglia, comprando una rotoballa. L’orto era bellissimo esteticamente, ma per essere efficace contro le erbacce avremmo dovuto mettere uno strato di almeno 20 centimetri. Troppo costoso, qui si fanno strapagare le balle e il trasporto, abbiamo dovuto trovare sistemi più economici.

Il sistema della pacciamatura è comunque un successo. La terra migliora nella struttura, e c’è più vita, più insetti, più lombrichi e più microorganismi. Oltre che poche “erbacce”, che si estirpano facilmente. Ci vuole del tempo, ma il non calpestare mai la parte dedicata alla coltivazione e la pacciamatura hanno dato risultati inaspettati.
Ancagricoltura naturale: bancali e camminamenti pacciamatihe pacciamare i camminamenti si è rivelata un’ottima soluzione, noi possiamo accedere all’orto in qualsiasi condizione climatica, senza sprofondare nel fango e senza compattare la parte dedicata alla coltivazione.

5-lasciare le radici
Usiamo la pratica di non estirpare gli ortaggi a fine ciclo, li tagliamo a livello del suolo e lasciamo le radici nella terra. Avevamo letto che degradandosi arricchiscono e tengono più morbida la terra, oltre a favorire microorganismi e lombrichi, ed abbiamo verificato che è vero.

6-trattamenti naturali
Per seguire un’agricoltura naturale, come trattamenti abbiamo sperimentato macerato di aglio, olio di neem o mix di acqua e bicarbonato. Purtroppo non possiamo testare il macerato d’ortiche perché qui non ce ne sono.
Diciamo che funzionano abbastanza, soprattutto se si interviene ai primi sintomi delle problematiche, e comunque più si crea un equilibrio dell’ecosistema e meno si ha bisogno di trattamenti.

Esperienze di Permacultura

Diciamo che più che esperienze di pratiche sul campo, abbiamo provato l’approccio filosofico: essere sostenibili ed usare tutte le risorse del luogo senza sprechi.

1-indivuazione delle risorse locali
L’individuazione delle risorse non ci è parsa subito chiara, ma pian piano abbiamo capito che c’erano anche qui. Ad esempio il fatto di confinare con una zona selvatica non vuol dire solo avere volpi e cinghiali ma anche biodiversità, di piante, di uccelli e di insetti.
Una fitta recinzione di piante e arbusti spontanei, come la nostra, non sarà esteticamente bella ma ripara l’orto dai venti, e offre riparo agli uccelli. Avere un fronte di canne di bambù che piano piano avanzano, non vuol dire solo faticare per tagliarle costantemente, ma anche avere tutori per le decine di piante di pomodori che coltiviamo e materiale pacciamante, una volta ridotte in pezzetti con il biotrituratore. Altro esempio la torrefazione del paese, che ci permette di disporre di sacchi di iuta per la pacciamatura.

Permacultura: patate nella paglia2-patate nella paglia
La coltivazione delle patate su sodo è anche una pratica di permacultura, ed è ormai per noi un’abitudine. Vengono bene, esattamente come quelle interrate, e la fatica è minima, specie per la raccolta. Certo la terra deve essere preparata, ovvero pacciamata molto tempo prima. Il primo anno la terra dedicata alle patate era stata zappata a mano e coperta con paglia. Le patate sono venute, ma molte erano di piccolo taglio perché la terra era troppo poco fertile. Gli anni successivi le raccolte sono state migliori perché durante tutto l’anno abbiamo continuato a mettere materiale di scarto da degradare, anche scarti di cucina, ovviamente selezionati, e ciò ha reso la terra più ricca.

3-le gilde
In progetto abbiamo la sperimentazione di qualche gilda, policolture formate da alberi, arbusti, ortaggi erbe e fiori (una sorta di consociazioni), ma di alberi ne abbiamo ancora pochi.
Mettere a dimora tanti alberi e arbusti economicamente non è una passeggiata. Noi cerchiamo di aggiungerne un paio ogni anno, ma si tratta di aberelli giovani, non abbastanza grandi da essere il centro di una gilda e qualcuno muore prima di adattarsi a questo clima e questa terra.

Dopo i vari esperimenti, abbiamo tratto le nostre conclusioni e fatto una sintesi. Ora il nostro modo di coltivare è una mescolanza di varie tecniche di agricoltura naturale.

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